Che fatica. Due serate di slancio rock’n rolle (da ziiro lunedì e a chitarra ieri) e poi queste profonde ricadute nella pesantezza totale stile polpaccio della Baros. Mi sembra di averne ingioiati tre di polpacci, cazzo. No, non ho mangiato pesante. Sì, vado bene di corpo. Il difetto dell’essere umano è che può preoccuparsi. Può vivere la socialità in modo complesso e può essere vulnerabile. A nulla serve dire “massì stai tranqui” se mancano le basi per stare tranqui. Non ho stima di chi non si preoccupa mai, nè lo invidio.
Avrò respirato profondamente 16 volte dall’inizio di questo post. Socialità e preoccupazione, socialità è preoccupazione, altrimenti è superficialità temo. Non è una sentenza che sputo così stile la Pizia, ma il frutto dei 19 respironi a cui sono arrivato e di circa tutta quella che è la mia vita. Non una critica agli altri, ma un’esigenza personale. Risposte tipo: “ma la preoccupazione non deve diventare una condizione a cui ti condanni” non saranno gradite, dato che non è affatto una condanna ma un punto di partenza :asd:.
p.s. quando avete il respiro pesantissimo sdraiatevi per terra e mettete la gamba di un tavolo sul vostro addome. Tutti gli spiriti negativi spariranno. Anche la vostra spina dorsale, ma questo è un altro discorso.
Verona non è il centro del mondo, è una cittadella di 260mila abitanti che ha anche visto tempi migliori. La sua squadra di calcio storica, l’Hellas, sta precipitando in serie C in un tripudio di cori razzisti e saluti romani, la favola del Chievo si è chiusa con la retrocessione in serie B, il campioncino del ciclismo Damiano Cunego ha definitivamente dimostrato di non essere in grado di vincere di nuovo una grande corsa a tappe, la Marmi Lanza (la squadra di pallavolo che negli scorsi anni aveva attirato molte simpatie) è retrocessa in serie A2, e la città ha deciso che ha paura, tanta paura. Ha deciso che pulizia etnica non è poi una così brutta parola e che Zanotto sia meno sindaco di mia nonna. Cosa che si era già capita, per altro. Io inviterei a non disperare. Innanzitutto piove, questo è un fatto positivo, perchè da la giusta atmosfera al tutto e allontana il rischio siccità. E poi, il mondo è grande. Mi spiace contraddire Emiliano, ma i semi che cadono sotto l’albero da cui provengono non genereranno mai un altro albero. Non sono forse meglio i semi che sono portati lontano dal vento e che danno vita a nuove piante altrove? Passare la propria esistenza nei 206,63 km quadrati del comune di Verona è davvero un peccato. Nel 2007 c’è l’Europa, c’è Bruxelles, c’è Strasburgo, c’è Francoforte. Lasciamo che i Verdani difendano la “terra dei nostri nonni” da quel “branco di cornuti islamici del cazzo, con tutto il rispetto, per gli Imam”. Certo, non tutti possono permettersi di viaggiare, di trasferirsi (io per primo), ma almeno è bene sapere che 206, 63 km quadrati sono davvero pochi per una mente aperta e libera.
p.s. AUGURI A Z3ROOO! Coraggio, rock’n roll is gonna save the world!
Qua la gente va a letto con le galline…Vi è mai capitato, verso l’una di notte, di guardare dalla finestra e vedere al massimo una o due luci accese su decine di case? Ecco, è su questo fronte che si apre la mia dicotomia interna fra rigore nordico e culto della notte assai latino. Ho ragione o no? Vero che ho ragione? Ma che cazzo sto dicendo, e voi che state pure ad ascoltarmi. Vado a bermi una…Forst, porca miseria. Birre decenti dove siete quando mi serviteeee???
I hear the wolf howl, honey
Sniffing around your door
In the still of the night
I feel my heart beating heavy
Telling me I gotta have more
In the shadow of night
I see the full moon rise
Telling me whats in store,
My heart start aching
My body start a shaking
And I cant take no more, no, no
Now I just wanna get close to you
An taste your love so sweet
And I just wanna make love to you
Feel your body heat…
In the still of the night…
In the still of the night…
Over here baby…
In the heat of the day
I hang my head down low
And hide my face from the sun
Through the light of the day
Until the evening time
Im waiting for the night to come
In the still of the night,
In the cool moonlight,
I feel heart is aching
In the still of the night…
Tell me here baby
In the still of the night…
(Whitesnake- In the still of the night) clicca sulla foto per sentire la canzone
Ci voleva l’ascolto di You don’t fool me dei Queen per farmi scrivere un nuovo post, del tutto improvvisato tra l’altro. La tarda serata porta consiglio. E’ stata una giornata veronese. Questo è un elemento importante per distinguere le giornate che altrimenti tenderebbero ad essere tutte uguali…nelle giornate padovane tendo a non pensare a nulla, ci sono i compagni di corso, le solite tipe da guardare, la mensa, il baretto di via Cesarotti, ecc ecc. Quando arrivo a casa sono stremato fisicamente, ma la sensazione principale è di tranquillità, quasi evasione.
Oggi non è stato così. E’ la mattinata in cui ci si sveglia con la Luc che ti chiama, e si decide di andare a fare un giro per vedere un pò di cellulari a Leso e alle Corti Venete. E’ la giornata in cui faccio un mezzo sfriso sulla macchina. E’ la giornata in cui pranzo con mia sorella e una sua amica le quali, vedendomi fare esercizi sulla chitarra, mi chiedono prima di suonare un pò di pezzi rock famosi e infine la canzone del sole
E’ il pomeriggio in cui studio abbastanza, è il pomeriggio in cui, poco prima di uscire per andare alla guitarlesson, accendo la tv e vedo mrP2 in piazza Dante, praticamente attaccato alla mia scuola di chitarra . E’ in quel momento che si capiscono perfettamente i sentimenti del tizio che gli ha tirato un treppiede in faccia qualche anno fa. Poi c’è la sera in cui si vede di nuovo lo spot di Fabio Testi in tv, e ora si siede davanti al computer con addosso solo i pantaloncini corti e sudando l’anima. But I like it.
Ecco, nelle giornate a Verona si fanno mille cose ma la sensazione è sempre quella di non aver fatto niente e di essersi allontanati dalle cose utili. A Verona ho sempre più dubbi!
Io invece dovrei studiare, studiare alla morte e finalmente saper fare tutti quei collegamenti che mi servono per poter argomentare su tutto senza bisogno di tirare treppiedi addosso a nessuno. Perchè voi non ci crederete, ma nonostante io per quanto riguarda il mio futuro sia un disilluso, credo terribilmente nell’utilità assoluta, esistenziale di quanto sto studiando.
Non so come sia la situazione a Verona (in cui sto solo di notte), ma qui nella capitale morale del Veneto c’è un’afa mortale. Ieri la scelta di un look abbastanza figo, con jeans e maglietta, ha avuto ripercussioni terribili sul mio fisico e sulla mia lucidità mentale, dato che in aula Cesarotti c’erano circa 35°. Credevo di morire. Oggi sono tornato al grezzo pantalone al ginocchio e devo dire che le cose vanno un pò meglio (poi ora scrivo dalla tradizionale Sala Acquario che è climatizzata).
La mia attuale sensazione di frescuria mi permette dunque di esporre con più fedeltà la mia idea di estate e di caldo, che so essere estrema e lontana dalla sensibilità dei più.
Allora, Fabio dice: Laddove la temperatura e la ventilazione non permetterebbe di circolare senza vestiti (diciamo in costume da bagno), non c’è estate. Estate è sinonimo di acqua, estate è sinonimo di caldo estremo. Un’altra esplicazione: laddove il clima non permetta di ricevere un gavettone che inzuppi tutti i vostri vestiti senza il rischio di prendersi un terribile raffreddore, non c’è estate.
Ancora, laddove il clima costringa a portarsi dietro un golfino leggero per uscire la sera, là non c’è estate.
Estate è sinonimo di afa per me. E’ vero, quando bisogna studiare il caldo è terribile, io sono il primo ad essere quasi schiattato ieri, nel martedì di fuoco che ha colpito Padova. Ma se estate è disimpegno, quel disimpegno deve avvenire nel caldo più rigido e meno soggetto a pericolosi colpi di freddo. Ricordo con favore la “terribile” estate del 2003, quando tutta Europa pareva soffocata in una cappa d’afa pesantissima. Certo, la siccità non mi piace e dei frequenti acquazzoni sono auspicabili, anzi, li adoro. Ma è una questione di temperatura, non di asciutto/bagnato, secondo i principi da me esposti poco sopra. L’agosto dell’anno scorso, con le sue serate freddine, ha rappresentato per me un mezzo incubo, in Arena non sapevo mai come vestirmi, più volte ho dovuto lavorare con una felpa allacciata in vita perchè alle nove di sera si era già sotto i venti gradi. Quindi non sempre il fresco facilita il lavoro, anzi, per me è il contrario. Dunque, mi auguro che venga un’estate caldissima che mi permetta di scoprire quel rapporto speciale con l’acqua, piovana, di piscina o di gavettone che sia, che in un’estate nordica non è possibile.
P.S. ai “caldofobi” tipo z3ro, phlo o jack: non abbiate paura del caldo che tanto ndemo in piscina!
Dialo boia
sentà su na foia
la foia se spaca
dialo boia che paca
Ripetetelo ossessivamente, alla fine troverete la soluzione ai vostri problemi esistenziali, e smetterete di essere depressi, ma diventerete tipo “Ah l’uomo che se ne va sicuro, agli altri ed a se stesso amico!“. Just like me, identico. Vacca sbrego, nevvero?
Ottobre 1999. Ci si allenava sui marciapiedi intorno alle scuole Guarino. Il percorso era molto liscio, quasi un tavolo da biliardo…con 2000 buchi però. Una cosa terribile! Una sera correva anche Lemi con noi, e alla fine del secondo giro del tracciato, quando tutti si fermavano, mi disse: “Dai Fabio femo n’altro giro”. Io ero tutto gasato e correvo pieno d’orgoglio al fianco del mio allenatore, il quale a dire il vero si pentì molto presto di questa iniziativa. Lemi iniziò a contorcesi mormorando senza fiato: “Fabio rallenta che ti stanchi“, anche se io non ero affatto stanco. All’arrivo Emi cacciò un urlo tremendo e da allora ci avrebbe pensato due volte prima di mettersi a correre.
Aprile 2000. InBasso Acquar ci sono i campionati provinciali su pista. E’ una giornata triste e piovosa. Parto, devo fare i 600m piani. Emiliano prima del via mi dice “te stai attaccato a quello davanti e poi battilo”. Dopo la partenza sono in testa. Doh, suggerimento inutile. Arrivo primo, è la mia prima vittoria! Quasi non me ne rendo conto, ma ricordo benissimo di aver guardato pieno di stupore Lemi e gli altri dopo il traguardo.
12 dicembre 2003. Al Pub Piocio di Marzana vado a vedere per la prima volta gli Stand! Ok, rispetto ad ora facevano pena, ma è già il tempo in cui la musica ha preso il sopravvento.
11 novembre 2006. La data evoca un periodo di merda, come sapete. Avevo dubbi verso tutti, non potevo affidarmi quasi a nessuno. Ci serviva un bassista per suonare con la band alle prove, quel sabato sera. Lemi in msn mi dice: “vengo io!”. Non sono state (per colpa nostra, non sua) delle prove tecnicamente brillanti, ma le ricordo in modo estremamente positivo, mi tirarono su di morale in un momento orribile. Suonare con Emi è meraviglioso!!! E’ stata la degna conclusione di quella parabola che era iniziata sette anni prima…fantastico!
N.B. Ovviamente è escluso l’episodio di Stairway to Heaven sulla tangenziale est, di cui ho già parlato in precedenza…
Questi giorni sono affollati da compleanni importanti! Oggi Lemi compie 30 anni, e tra l’altro ora si trova in Sicilia e quindi chissà quando leggerà questo post! Cosa è stato Emiliano per me? Da un punto di vista tecnico, per chi non conoscesse la storia, è stato uno dei miei due allenatori di atletica, per quasi tutti i 7 anni in cui ho praticato questo sport al Gruppo Sportivo Guarino. Non è facilissimo spiegare come, proprio a partire da questo ruolo, lui abbia segnato così profondamente tutta la mia adolescenza. Molto dipende dalla struttura del Gs Guarino, società molto piccola, quasi una seconda famiglia per molti, e dal ruolo degli allenatori, che lavoravano gratis in nome dell’affetto per la squadra e della passione. La mia vicenda e quella di Emi sembrano speculari: dieci anni netti ci dividono, 1977-1987: lui correva al Guarino nei primi anni ‘90, anni d’oro per la nostra società, distinguendosi per la sua dedizione e fedeltà più che per i risultati ottenuti (comunque discreti). Verso la fine degli anni ‘90 la squadra era striminzita e attendeva nuova linfa. Fu allora che arrivò la mia “generazione”, e il boom di iscrizioni richiedeva un nuovo allenatore che affiancasse il vecchio Lino. Ricordo come fosse ieri quel 5 ottobre del 1999, quando con tutte le paure di un dodicenne timido e introverso andai al mio primo allenamento di atletica. Nel cortile delle scuole Guarino incrociai questo ragazzo di ventidue anni, a bordo di una bicicletta, che mi disse “Sì è qui il corso di atletica, io sono l’allenatore”. Fino ad allora avevo avuto un rapporto terribile con gli allenatori: ma lì, in un secondo, capii che con lui sarebbe stato tutto diverso. Solo tempo dopo avrei saputo che anche per lui quel giorno rappresentava un esordio: il suo primo giorno da allenatore, dopo molti anni in cui si era preoccupato solo di correre. Perchè Lemi non aveva nulla più di me, non aveva studiato per allenare, vendeva semplicemente la sua esperienza di atleta…l’unica differenza era che io ero all’inizio della storia, e lui alla fine. I miei primi anni di atletica hanno visto in lui il mito e simbolo indiscusso della mia euforia di non-ancora-quindicenne. Quante cose scoprivamo in lui! E avevamo un bisogno spasmodico di parodizzarlo, di imitarlo, anche di prenderlo in giro…il suo umorismo splendido, la sua Renault 5, il fatto che cantasse, la sua pigrizia fisica, sono tutti elementi che noi rovesciavamo parodizzandoli: ne usciva una macchietta, un personaggio da fumetti che costringeva i suoi atleti a spasmodiche fatiche (nulla di più falso) mentre lui cazzeggiava. Nel corso degli anni, in seguito alla mia crescita, alla mia uscita dall’orbita caciarona delle medie e al mio rapporto sempre più stretto con l’ambiente delle Guarino, io avevo smesso, da un punto di vista tecnico, di avere bisogno di Lemi come allenatore. Lui era sempre un punto di riferimento con cui confrontarsi, ma in modo più critico e profondo: è importantissimo e formativo trovare le differenze fra te e una persona con una storia potenzialmente simile. Rock, suonare musica, filosofia, politica…in quante cose mi sono confrontato con Lemi ricevendo spesso degli input fondamentali, in questi allenamenti ambigui in cui non avevo bisogno di lui per gli esercizi di atletica, ma per parlare di tutto e di più…
Il 17 maggio di 19 anni fa venne al mondo quest’uomo. Devo dire che volevo fare un post assai figo e dunque avevo cercato in internet avvenimenti accaduti quel 17 maggio dell’88. Purtroppo non ho trovato nulla, se si esclude il riassunto della puntata del 17/05/1988 di un telefilm che andava in onda in Germania. Lasciamo perdere e parliamo di Jack! Vedete, c’è una cosa che rende unica questa persona, e mi ha sempre stupito: l’affetto incondizionato che lui nutre per le persone che gli stanno intorno, anche quando ci sono dissidi e divisioni. Diventare suo amico e’ stato un percorso particolarissimo e incredibile per me, anche perchè non avevo mai avuto un grande amico (piuttosto molte amiche) ed ero un pò scettico verso un’amicizia stretta fra maschi. Ma questo figone mi ha conquistato in tempi brevissimi…In onore del suo compleanno gli dedico ovviamente una certa canzone dei Queen! Che banale, direte voi. Chi lo dice sa di esserlo, rispondo io. L’anno prossimo, per il jack20th, vado a suonargliela sotto casa, ok?
Voglio ancora una volta ribadire un concetto che spesso sfugge. Nel 2007 non possiamo considerare la politica come un pianeta con due estremi, estrema destra e estrema sinistra, per cui più si va verso il centro più si trova moderazione. Questo poteva essere vero nella prima metà del ‘900, periodo in cui le forze cattoliche sembravano conciliare una visione economica liberista con un’attenzione per i poveri presa dalla “sinistra”, e in seguito parevano mediare fra fascismo e comunismo (di fatto preferendo il primo).
Non serve una laurea in sociologia o scienze politiche (che non serve comunque) per notare come l’attuale “centro” italiano assuma spesso posizioni “estremiste” su alcuni temi (famiglia, rapporti con la Chiesa, ecc). Se per “moderazione” intendiamo la mediazione fra idee diverse, su questi troviamo più moderazione spostandoci a destra e a sinistra. Tanto per intenderci, Fini e Fassino sono sicuramente più aperti di Casini e Mastella su questi temi.
Ma anche questo discorso è potenzialmente sbagliato e falsificabile. Questo perchè l’”estremismo” si annida potenzialmente ovunque, io sono un estremista nella misura in cui ritengo che la democrazia repubblicana sia l’unica forma di governo auspicabile, lo stato è estremista nella misura in cui difende la propria esistenza come valore assoluto, è estremista Locke quando dice che lo stato è legittimato ad esistere solo se garantisce i diritti primari. Certo, alcuni estremismi sono più difficili da individuare, perchè la società ci fa apparire alcune cose come “normali” e “scontate”. Questa non è una riproposizione del marxismo, perchè non ritengo affatto che nella storia contino solo i rapporti di produzione.
Certamente la seconda parte delle mie riflessioni portano ad un discorso-limite, che rischia di sfociare nel relativismo assoluto. Quello però a cui tenevo è il cercare di spiegare che non dobbiamo fermarci alle apparenze, alle etichette, ma riflettere sempre sul concetto di estremo e moderato.